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Quando lo chiamiamo “tradimento”?

Situazione di partenza: due partner vanno in vacanza in un luogo esotico, si amano e stanno insieme da qualche anno. Sono una coppia affiatata e rodata, complici e amici oltre che amanti. Lui sceglie di andare a fare il “massaggio thailandese” per la schiena, ma il posto in cui si reca presenta dei tratti di “ambiguità”… è un massaggio rilassante, terapeutico, o forse le operatrici si prenderanno cura di lui in maniera più “approfondita”?

Lei sceglie di non sapere, consapevole che qualsiasi cosa succeda lì dentro, in quelle stanzette, sicuramente potrebbe nuocere al rapporto e creare fantasie o drammi di gelosia che non farebbero che disturbare equilibri preesistenti e ben saldi. In fondo però, il dubbio resta, e quel dubbio sceglie di imparare a gestirlo convivendoci, o forse, non è poi così logorante perché quel tipo di “trattamento” con risvolti sessuali il suo “lui” non è andato a sceglierlo, ma lo subisce un po’, e lei sceglie di volgere lo sguardo altrove….è un atteggiamento che condividete? se lei indagasse, facesse domande, volesse sapere la verità anche a costo di esserne ferita…cosa risolverebbe? le fantasie, lo sappiamo, si scatenerebbero comunque a prescindere una volta saputa la fantomatica ed agognata (e forse sopravvalutata) “verità“, e verterebbero semmai su altri temi, quali il grado di soddisfazione di lui, le eventuali mancanze che lo hanno portato a compiere (o lasciar compiere) quell’atto…se lo replicherà in futuro, stavolta più consapevolmente…

…e la ruota della gelosia e della sfiducia riprenderebbe a girare, creando tensioni, malesseri e malumori che andranno a turbare la serenità di coppia. Come riscire però a far finta di nulla? qual è il sottile confine tra il tradimento e l’esercizio meramente fisico, lo sfogo, e la pratica rilassante che per molti uomini non ha praticamente nulla di stradimentoessuale? come riuscire ad entrare nell’ottica dell’uomo, restarci, comprendere il suo vissuto, e non uscirne con la devastante sensazione di essere state “sostituite” o tradite?

Per molte donne, forse di vedute più ampie, quel tipo di comportamento può rientrare tra gli atti considerati”consentiti” o tollerati perché ancora esiste il retaggio culturale che l’uomo abbia necessità di “sfogarsi” di tanto in tanto… ma se la stessa cosa avvenisse per la donna, l’uomo come reagirebbe? Dato che per secoli alla donna non è stato concesso di provare piacere neanche durante l’atto sessuale con il proprio partner, è rimasto ben radicato nel nostro dna collettivo (in particolare nel mondo occidentale dei paesi mediterranei) il pensiero che non ne senta la necessità, e figuriamoci andarsela a cercare in maniera attiva e consapevole! la cosa farebbe storcere il naso con disapprovazione a molte delle stesse donne che si definiscono “moderne” e libere da vecchi tabù.

Il punto è che siamo fatti di sfumature, ci viviamo immersi e vogliamo però racchiudere la mente e i comportamenti umani all’interno di definizioni quadrate e comprensibili, replicabili e uguali per tutti. Ma con la caratteristica della limitatezza e della inesaustività. Ciò non è possibile, ci sarà sempre la donna che, sicura del partner e fiduciosa della coppia non si porrà il problema, o se lo porrà scherzandoci su, o quella che verrà attraversata dal pensiero ma sceglierà, in parte inconsapevolmente, di non lasciarsi annichilire e turbare da una questione che verrà considerata secondaria; e poi, occorre vedere di volta in volta che tipo di patto la coppia ha scelto e definito per se stessa, che grado di libertà si è scelto di darsi, consapevolmente o meno; tutte scelte personalissime e definite in modo peculiare per ognuno, e quindi difficilmente classificabili in uno schema razionale valido per tutti.

Dottoressa Federica Giromella

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