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L’ironia e l’arte di vivere con leggerezza

Attenzione: con la lettura attenta di questo articolo si può rischiare di prendere la vita meno sul serio o imparare che la vita può darci anche molte soddisfazioni, se presa come un gioco. Ma ovviamente si tratta di un gioco serissimo, molto impegnativo, di cui si devono conoscere le regole, e in cui occorre quindi saper giocare e predisporsi nella maniera più sana e aperta possibile, per apprendere ciò che c’è da imparare, sempre.

Partecipare e vivere il serio gioco della vita, significa saper conoscere e voler apprendere le regole ben precise e chiaramente individuabili, di quello che è il gioco più serio di tutti: la vita. Chiunque voglia stare al gioco deve conoscere le regole che ogni situazione e contesto presenta e richiede, per imparare ad interpretarle e destreggiarsi con abilità nuove, e padroneggiare mondi a volte sconosciuti.

Chiaramente la premessa è di dover prendere consapevolezza dello stile di vita che si vuole ottenere, vivere, gestire. Quale concetto di vita e di mondo ci stiamo costruendo e cosa scegliamo per noi, ogni giorno.

Quali compromessi siamo costretti ad accettare, quali riempiono le nostre vite senza che riusciamo ad alleggerirci e districarli? Dobbiamo quantomeno riconoscerli, sapere che non possiamo regalare sempre a tutti il nostro tempo, ma soprattutto qualificarli meglio.

Poiché, se eccessivi, impediranno il fiuto, l’intuito, l’immaginazione e la lungimiranza del leggere e intravedere nel mondo delle relazioni segnali utili e altre possibilità, colti anche grazie all’ironia; non permetteranno di accorgersi degli aspetti trasversali delle cose, veri e propri spazi d’azione.

Chi ha questa fluidità d’azione ha la possibilità di compiere più scelte, ha maggiore possibilità di muoversi in uno spazio meno angusto, meno soffocante. Questo è anche la causa di molte nevrosi e disagi relazionali. Il sentirsi soffocare, limitati in spazi d’azione ristretti e vincolanti.

La capacità invece di prendere uno spunto da qualche situazione o qualche relazione e ribaltarlo, dargli una nuova veste, adattarlo alle nostre necessità e al nostro mondo, è da sempre la definizione di creatività, di chi sa fare della propria vita una piccola opera d’arte. Di chi sa fare ironia, che è la trasfigurazione per eccellenza della realtà.

Il saper stare alle regole del gioco, del serio gioco della vita, prevede anche un sano e mutevole adattamento ai vari contesti di vita, al comprenderne gli equilibri sottostanti e saperli quindi gestire, interpretare, prevedere a nostro vantaggio.

E questa comprensione la può dare solo una grande consapevolezza di sé ma soprattutto del mondo e delle sue sottoculture, così come: il viaggiare, l’aprirsi nuovi spazi d’azione, soprattutto mentali, che porteranno ad una maggiore padronanza di sé, e degli altri, quando sanno essere fonte d’ispirazione; imparare ad essere curiosi di come vivono gli altri e apprendere anche per imitazione e assimilazione, ma soprattutto per seduzione.

Lasciarsi affascinare da altri stili di vita. Tenere aperto questo canale senza difese e senza invidie per evitare di roderci dentro e restare bloccati e fermi, magari con rabbia e rimpianto verso ciò che avremmo potuto fare e invece…poiché sappiamo essere atteggiamenti sterili e improduttivi.

La padronanza di spazi di mondo in cui poter agire con maggiore disinvoltura non è altro che l’acquisizione di un maggior potere relazionale, togliendo ogni aurea di negatività alla parola “potere”, così tanto spesso abusata e temuta.

In realtà uno dei desideri ultimi di ognuno è proprio il “potere” di agire nelle relazioni con la coscienza che le proprie azioni avranno un peso per gli altri, nelle scelte degli altri, di lasciare un po’ il segno di chi siamo e del nostro contributo all’interno di decisioni condivise e nei micro gruppi in cui ci troviamo inseriti e in cui quotidianamente scegliamo di essere. Perché viviamo sempre in relazione con altri, anche solo immaginata.

E se parliamo di relazione non possiamo non parlare delle difese da questa, da quanto non sappiamo stare bene con gli altri perché timorosi di soffrire, di essere delusi, di diventare dipendenti, di essere abbandonati, di essere sedotti e trascinati su terreni per noi rischiosi…

Le difese, se troppo rigide, strutturate in maniera cronica, vanno sciolte. Occorre vedere di volta in volta chi si ha di fronte, imparare a conoscere l’altro e lasciarsi andare se il nostro intuito ci dice che possiamo forse fidarci, rilassarci. Ma soprattutto, occorre imparare a godere dei piaceri della vita senza sensi di colpa!

Viviamo in una cultura di stampo cattolico che ha contribuito ad associare il piacere nella sua manifestazione esteriore al senso di colpa e peccato. Vanno vissuti, ci insegnano, in maniera morigerata, discreta, sempre dopo un dovere…

Lo voglio dire forte e chiaro: i piaceri sono tantissimi, dobbiamo riconoscerli e fare in modo di riempire le nostre vite di tanti piccoli o grandi piaceri. Passano dal corpo per arrivare a quelli più squisitamente intellettuali,  spesso però non sappiamo cosa fare e come goderne.

Tra questi c’è ovviamente l’ironia, l’umorismo, il ridere e soprattutto far ridere gli altri, piacere spesso sottovalutato.

L’umorismo è una peculiarità dell’essere umano, rappresenta la capacità intelligente e sottile di individuare e ritrarre gli aspetti comici dell’ambiente, di creare “alternative di realtà”.

La risata è un comportamento istintivo programmato dai geni umani, attraverso il quale vengono espressi sentimenti e si eseguono determinati movimenti controllati dalla parte del nostro cervello più primitiva. La risata è un processo in cui, in risposta a un determinato stimolo che viene percepito comico, si produce un vissuto di piacere.

Si può considerare la risata come tipicamente umana, indipendentemente da razze e culture, tra le quali può comunque variare molto ciò che “fa ridere”, perché cambia ovviamente l’inconscio culturale, le storie, i racconti, di cui siamo impregnati e in cui siamo immersi sin dalla nascita.

Chi è invece che non ride?

Non sa ridere chi pensa in maniera troppo rigida, chi è sempre troppo sulla difensiva, preso sempre dai suoi problemi tanto da perdere di vista la realtà attuale, chi pensa al mondo in maniera troppo lineare e predilige il campo delle certezze assolute, chi vorrebbe solo un mondo fatto di intelligenza razionale rispetto ad intuizione o improvvisazione.

Non ride chi è depresso in modo cronico, chi è sempre in ansia, chi è troppo arrabbiato; la risata può essere utile a spezzare la tensione, certo, ma va impiegata con cautela, ad esempio con chi è eccessivamente in ansia.

La risata apporta buoni stimoli di crescita allo sviluppo cognitivo, acuisce lo spirito di osservazione, permette all’intelligenza di svilupparsi su altri fronti che non siano quelli della freddezza di un robot.

Permette di giocare con il pensiero oltre che con le parole, alterando aspetti di realtà, poiché porta a ricercare aspetti insoliti del mondo con la volontà di stupire l’altro, in una sorta di “seduzione”, poiché non dimentichiamoci che il fine ultimo spesso, è questo: sedurre, risultare simpatici, piacere agli altri. Perché gli altri sono la nostra conferma identitaria.

E chi è il sarcastico?

La parola deriva dal tardo latino sarcasmus, che a sua volta deriva dal greco sarkasmos, da sarkazein, mordersi le labbra per la rabbia. A sua volta il termine è una derivazione di sarx, carne. Sarcasmo letteralmente può essere reso con “tagliare un pezzo di carne da qualcuno”.

È proverbialmente nota come la “più bassa forma di arguzia” Il sarcasmo è anche confuso con il cinismo: mentre il secondo è caratterizzato da una visione nichilistica della vita e delle persone.

In pratica l’ironia non è altro che l’affermazione di un qualcosa che però sta a significare il suo contrario, mentre il sarcasmo sta ad indicare un’affermazione beffarda volontaria. Il sarcasmo consiste nel fingere di prendere in seria considerazione un’affermazione ritenuta sbagliata, per sottolinearne l’assurdità.

Assomiglia alla satira, ma si differenzia perché la satira è palesemente una presa in giro, mentre il sarcasmo si svela solo alla fine del discorso. Le persone spesso scaricano l’aggressività in questo modo ma alla persona che ascolta ciò che arriva, il messaggio sottinteso, è l’aggressività, la sottile forma di polemica e di attacco, e quindi è da reputare una modalità poco matura di relazionarsi, per quanto migliore e più “raffinata” dell’attacco aggressivo puro.

Per Freud l’umorismo è visto come meccanismo comunicativo che permette al soggetto di esprimere i contenuti dell’inconscio, solitamente repressi, in modo non traumatico o aggressivo per l’interlocutore.

La capacità di “far passare” questi contenuti (riconducibili all’istinto sessuale ed all’aggressività) eludendo la censura del Super Io, è resa possibile grazie a questo mascheramento dell’ironia, attuato a volte inconsapevolmente.

L’ironia apporta sempre un valore aggiunto, nell’insegnamento, nelle relazioni, scioglie le tensioni, aiuta a rompere il ghiaccio, a scoprire e notare aspetti insoliti della realtà. Ma va saputa dosare e usare nei contesti giusti. Anche il famoso Dottore “Patch Adams” nella sua carriera a contatto con pazienti oncologici ne promosse l’uso nel sostegno ai pazienti, e ne pagò le conseguenze con l’Ordine dei Medici. Ma era convinto che di fronte a situazioni anche drammatiche, l’ironia potesse comunque essere d’aiuto nel risollevare il morale dei pazienti, permettendo il rilascio di endorfine, aiutando in qualche modo il processo di guarigione.

Inoltre l’ironia permette migliori forme di cooperazione e collaborazione. L’insegnante con senso dell’umorismo sembra presentare atteggiamenti di maggiore disponibilità, apertura all’apprendimento, crea un’atmosfera piacevole e noi esseri umani, lo ricordo, tendiamo a dirigerci verso il piacere e dove stiamo bene.

Permette inoltre di essere maggiormente stimati perché si viene visti come persone migliori e più felici, più seduttive e affascinanti quindi. Soprattutto l’autoironia, quando, anche qui, non è usata in maniera difensiva. Crea unione, collante nei gruppi, permette di ricordare meglio.

Anche la risata eccessiva, però, continua, o troppo sguaiata, o il fare ironia su tutto, ci rimandano all’idea di qualcuno fuori luogo, fuori tempo, che non è presente e a stretto contatto con il momento attuale che si sta vivendo, e quindi estraniato, anche solo per un po’, a causa delle sue difese dall’altro.

Infine sono molte le caratteristiche di una persona che, secondo gli esperti, si associano a una maggiore capacità di mostrarsi resilienti, di superare le difficoltà, ma una in particolare è stata oggetto di visioni contrapposte: l’umorismo. Una persona ironica è spesso anche una persona resiliente. Una persona che da una crisi e un momento di difficoltà sa prendere il lato più nascosto, e farne tesoro per una crescita.

Quindi, senza difenderci dal bello, dal contatto profondo e vero con l’altro, impariamo a ridere e relativizzare i problemi che la vita inevitabilmente ci pone di fronte, imparando a coglierne il lato buffo, insolito, ironico con il massimo della creatività. L’altro è pronto ad ascoltarci e ridere con noi. Se non lo è, gli insegneremo forse un po’ come fare. Non dimentichiamoci di quanto una risata possa essere contagiosa.

Dottoressa Federica Giromella

 

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Commenti

  1. Beppe Bettani  giugno 17, 2017

    Davvero molto interessante e illuminante, grazie. Sono anch’io da tempo convinto che un attitudine ironica verso noi stessi e le cose della vita ne migliorerebbe assai la qualità. Un saluto dal treno che mi riporta a Milano.

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    • giromella  giugno 17, 2017

      Grazie del suo riscontro, mi fa molto piacere sapere che c’è chi apprezza tali sfumature della vita, che altrimenti sarebbe grigia, più piatta e forse un po’ più triste. A presto!

      rispondere

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